“Peta… lo so!”: bambino veneto reclama i diritti d’autore per il nuovo aggettivo italiano

La vicenda di Matteo, ragazzino ferrarese che in un compito in classe ha utilizzato l’aggettivo “petaloso” per descrivere un fiore, ha avuto una notevole risonanza mediatica: la maestra, divertita dal neologismo inventato da Matteo, ha inviato l’aggettivo all’Accademia della Crusca chiedendo che fosse inserito nei futuri vocabolari italiani. Con sua grande sorpresa, la Crusca le ha risposto, affermando che un termine, per far parte di un vocabolario, dev’essere utilizzato frequentemente nella lingua d’appartenenza. E così, su Twitter ma non solo, migliaia di persone hanno lanciato l’hashtag #petaloso per diffondere l’aggettivo fresco d’invenzione e farlo fruire da molti, nella speranza che il neologismo di Matteo possa davvero comparire nei prossimi vocabolari della lingua italiana.

SOPRA: Tonino risponde alla domanda della maestra nella scuola elementare di Camponogara (VE).
SOPRA: Tonino risponde alla domanda della maestra nella scuola elementare di Camponogara (VE).

Mentre sui social network impazzava il suddetto hashtag #petaloso, però, la famiglia di un bambino veneto di nove anni, Tonino, si è recata al comando di Polizia di Camponogara, ridente cittadina di contadini in provincia di Venezia, per chiedere che il loro figlio venisse risarcito dei danni creati dal massiccio utilizzo di un termine da lui inventato senza il consenso di Tonino stesso. Secondo Bepi, contadino padre di Tonino, «el me fiol gheva dito ‘sta paroea tre mesi fa, quando el jera interogà in geografia e ‘a maestra ghe gaveva chiesto ‘a capitae dea Francia. El me fiol gheva risposto: “‘Peta… lo so! Treviso!”»
(traduz. «mio figlio aveva pronunciato questa parola tre mesi fa, quand’era interrogato in geografia e la maestra gli aveva chiesto la capitale della Francia. Mio figlio infatti aveva risposto: “Aspetta… lo so! Treviso!”»).

Un’espressione dialettale, dunque, che ha fatto sganasciare dalle risate i compagni di Tonino, ma non la maestra, che per questo strafalcione gli ha appioppato un tre sul registro. La questura sta ancora esaminando il caso, ma pare proprio che ci siano i presupposti affinché la locuzione veneta “peta… lo so!” coniata da Tonino prevalga sull’aggettivo “petaloso” inventato dal ferrarese Matteo. In caso di vittoria del primo, il bambino veneto, secondo la legislazione italiana, sarebbe in diritto di ricevere i risarcimenti per l’abuso della sua espressione senza che un genitore o tutore che ne facesse le veci ne abbia dato esplicito consenso.

Nel frattempo, in rete, è già esplosa la guerra campanilistica fra veneti e ferraresi, con i rispettivi hashtag delle due fazioni: #MaDoveXeaFerara? e #TurnéAZapar.

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